Camera Oscura

Dov'è l'impero della luce - part 1 - MarTEN

Arte e Fotografia, il contrasto, l’ossimoro, la realtà e il sogno: parliamo senza pretese di arte che si è affacciata alla fotografia e di foto che possono diventare, immagini, icone.


Ho fatto una scuola d’arte e ho avuto modo di visitare la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia in gita, nei primi anni 90. Tra tutte le opere che avevo studiato e riconosciuto fui colpito da alcune in particolare che decisi di portare con me, non in originale ovviamente ma, nelle stampe che solitamente si possono acquistare tra altro materiale, all’uscita di un museo d’arte. Tra quelli c’era “L'impero delle luci" di René Magritte che mi ha accompagnato alloggiando nuove pareti in molti dei traslochi che ho fatto fino ad oggi.

 (L'Empire des Lumières di René Magritte)

Avevo apprezzato il Surrealismo, quello pittorico prima e anche in altre forme in futuro . Era comunque difficile per me capire dalle pagine di un libro, quale fosse la necessità di un pittore di riprodurre così tanto fedelmente un paesaggio così povero di elementi particolarmente interessanti, con una freddezza quasi meccanica, in un certo senso: fotografica. C’era anche qualcosa che mi incuriosiva e che avevo solo intuito, già esplicito nel nome dell’opera, qualcosa che riguardava il mondo della fotografia stessa, che infondo si potrebbe definire “L'impero delle luci".

Vedere da vicino il dipinto però, mi faceva altrettanto capire che la materia di cui era fatta era artistica: una riproduzione, un modo di vedere e soprattutto di intendere la realtà. Forse dovrei dire l’accostamento di due realtà che però non possono coesistere se non nella mente. Come il giorno e la notte. L’unione di due concetti che tradotti verbalmente formerebbero un ossimoro, due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Gli artisti di questa corrente usano spesso questi espedienti che spesso assumono una valenza simbolica, psicologica (è nota infatti l'influenza delle teorie freudiane sugli artisti surrealisti come Magritte; il sogno è visto come l'essenza dell'uomo e per questo la sua rappresentazione diventa fondamentale).

Eppure quest’opera che risulta tanto naturale, è uno dei quadri che richiama di più gli ideali surrealisti. Sembra una fotografia ma non subito lo spettatore si rende conto di trovarsi di fronte ad un’immagine surreale

Per Magritte, l’artista non deve interpretare la realtà ma, far emergere la verità nascosta .

Lo stesso Magritte aveva detto a riguardo:<<Nell' "Impero delle luci" ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesi>>

Allora, qual è l’elemento fondamentale in quest’opera del Surrealismo che la riconduce tanto verosimilmente alla percezione fotografica? Il Contrasto!

In primo piano è stata rappresentata la notte con una strada quasi totalmente buia vicina ad un'abitazione e nello sfondo un cielo azzurro cosparso di nuvole bianche, quindi in pieno giorno e un albero costituisce elemento di separazione tra le due parti del dipinto.

A chi non è capitato di fare una foto in pieno giorno, in cui l’elementi principale, posto davanti al sole, crea un ambiente completamente in ombra in netto
contrasto con lo sfondo? Forse non c’è molto spazio per graduali chiaroscuri e varietà cromatiche in queste foto, vista la differenze spesso drastiche di luce ma, meglio non fermarsi ad un preconcetto e cercare prima, durante e dopo lo scatto tutto quello che può dare vita e forma ad uno o più significati.



Foto di Antonella Daddio 
La fotografia diventa un forma d’arte quando non ci lascia indifferenti, riesce a scuoterci e farci pensare, riesce ad estraniarci dalla realtà che pure racconta e ancora può sorprenderci essendo altro pur essendo nello specifico ciò che ci mostra.

Articolo di Maro Coppola

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