Grandi in quella piccola via - di S.Trebbi

DICHIARAZIONE D’AMORE ALL’ODEON E AI PICCOLI CINEMA CHE RESISTONO.

Sono circa 25 anni che compio un rito: scendo di casa, prendo il motorino, arrivo in via Irnerio e parcheggio. Poi attraverso la strada e salgo per via Mascarella verso il cinema Odeon per guardarmi il mio bel film del momento.

Sappiamo che in tutte le strade che noi percorriamo o in ogni muro dove ci appoggiamo delle persone hanno riso e hanno pianto, si sono lasciate e si sono baciate, sono cadute e si sono rialzate.. e in ogni strada che noi percorriamo, nell’esatto punto in cui magari ci fermiamo a chiacchierare con qualcuno, nel corso della storia c’è anche chi l’ha vita l’ha persa.

Ebbene, io trovo che poche strade a Bologna hanno quel sapore magico che ha via Mascarella. Poche strade raccontano così intensamente storie di vita come quel pezzo di strada che va da via Irnerio fino a via Belle Arti.

Sono 25 anni che salgo a piedi per quella via per andare al cinema Odeon e ogni volta, come se fosse la prima volta, cerco di immaginarmi tutte quelle storie tristi e felici che sono passate per quella strada. All’inizio sulla destra venendo da via Irnerio c’è la chiesa di Santa Maria della Mascarella, ricostruita dopo la 2^ guerra mondiale. Non c’è rimasto più nulla di quella chiesa settecentesca venuta giù con i terribili bombardamenti del 1944. Ogni volta che vado al cinema Odeon provo a immaginare il frastuono delle bombe, la chiesa che crolla e la gente che scappa nei rifugi. Dall’altra parte della strada invece intravedo Francesco Lorusso che corre per continuare a vivere e a studiare medicina. Francesco non riuscirà a diventare dottore. Era l’11 Marzo 1977. Quei segni di proiettili ad altezza uomo protetti da una teca sono lì a ricordarcelo. Ma via Mascarella racconta anche tante storie di vita.. tanti baci, tanta allegria, tanta musica e tanti amori.. e in poche decine di metri sono concentrati come da nessun’altra parte a Bologna librerie, fruttivendoli, tabaccai, vetrai, locali della movida bolognese più sofisticata insieme a quella più freak, tutti in una convivenza normale, rispettosa e serena.

Non so se riesco a spiegarmi.. ma andare al cinema Odeon significa anche questo per me: respirare storie di vita. Il cinema Odeon nacque nel 1982 grazie al sig. Agostini, un ex partigiano che dopo la guerra si buttò nel mondo del cinema come produttore e distributore. Partito da piccole realtà locali della Romagna, un giorno a Parigi per lavoro scoprì il cinema Balzac vicino les Champs Elisèes. Tornò dalla Francia felice e ispirato, ne parlò con il suo socio Errani, e insieme acquisirono il vecchio cinema a luci rosse Odeon di via Mascarella trasformandolo in una delle prime multisala italiane contribuendo notevolmente anche alla riqualificazione della zona. L’ingresso era in via Belle Arti. Essendo un vecchio cinema a luci rosse ovviamente lo spirito del via vai degli spettatori era differente rispetto a quello di oggi e anche la zona era piuttosto degradata. Inizialmente nacque con tre sale, la A, la B e la C e, negli anni 90, dagli spazi chiusi della bottega artigiana di fianco ricavarono anche la sala D. Il primo film del cinema Odeon fu un film fantasy “I banditi del tempo” proiettato esattamente nella sala A il 22 dicembre 1982. Recentemente l’Odeon ha fatto un doveroso “tagliando” e ora è ancora più delizioso che mai con atmosfere francesi che riportano al cinema Balzac di Parigi da cui nacque la sua meravigliosa storia.. che poi è la storia di tutti noi bolognesi.

Posso dire di esser cresciuto al cinema Odeon.. come al Roma d’Essai in via Fondazza, forse la via più bohemienne di Bologna. E’ il primo cinema d’essai aperto a Bologna e da 50 anni continua a proiettare film di alto spessore. In quel piccolo cinema di Via Fondazza n° 4  ho visto film meravigliosi di cui ho conservato anche qualche biglietto d’entrata. Chi si ricorda dov’era la sera del 15 marzo 2003? Ebbene, io alle 22,30 ero proprio al cinema Roma d’Essai a guardare “La finestra di fronte” di Ferzan Ospeteck. Mentre scrivo sto riguardando il biglietto di 13 anni fa. Coincidenza curiosa: oggi è guarda caso il 15 marzo, esattamente il 13° anniversario della sera in cui ho visto il mio film del cuore. Forse dovrei festeggiare. 

Sono diventato grande anche al cinema Rialto, altro storico cinema di riferimento per i bolognesi amanti del buon cinema di qualità. Dal 1989 è un multisala ma era attivo già da molto tempo. Negli anni ’70 era tra l’altro spesso utilizzato come cineforum per gli studenti. Il Rialto l’ho spesso frequentato con un compagno di scuola, anche lui amante del buon cinema. Ricordo che la regola era che sceglievamo molto democraticamente il film da vedere una sera a testa e se l’altro non gradiva la scelta del film doveva adeguarsi comunque senza proferire parola, la nostra regola era sacra.

Questi tre cinema in particolare ma anche altri come l’Arlecchino in via Lame, il Chaplin a Porta Saragozza (che tanti anni fa si chiamava Tiffany d’Essai), il cinema Europa nel cuore del Pratello. O il Jolly collocato in un vicoletto di pochi metri tra via Lame e via Marconi.. una misteriosa e affascinate terra di mezzo che sembra un’isola che non c’è. Ma anche il cinema Smeraldo che svetta su via Toscana sin dai tempi in cui il Bologna vinceva lo scudetto, i miei genitori erano ancora degli adolescenti e i miei nonni avevano la mia età.

Non dimentico però i cinema che non ce l’hanno fatta.. ricordi speciali custoditi nello scrigno della mia anima come l’Adriano d’Essai in via San Felice, l’Embassy in via Azzo Gardino, il multisala Fellini (ora c’è una sala per il bingo) o il vecchio caro e struggente cinema Nosadella. Presto invece risorgerà dalle sue ceneri come un’araba fenice il cinema Arcobaleno in Piazza Re Enzo.

Una citazione a parte merita il vecchio cinema Giardino in viale Oriani: proprio lì il 5 novembre del 1973 i miei genitori, tramite un’amica comune che doveva fare da Cupido, si conobbero. Quella sera videro “Film d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmuller con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. Mi piace pensare che la scelta di vivere il loro primo incontro al cinema c’entri con la mia genetica passione per il cinema. Ora quel cinema non c’è più ma tutte le volte che ci andavo provavo ad immaginare la scena di Lisa, così si chiamava Cupido, che dice  “Roberto lei è Daniela”, “Daniela lui è Roberto”.. e i miei impacciati che si stringono la mano per la prima volta. Vorrei chiedere al comune di poterci mettere una targa “Qui sorgeva il cinema Giardino e il 5 novembre 1973 Roberto e Daniela si innamorarono”. Sottotitolo: “Qui il 5 novembre 1973 nacque l’amore per il cinema di Simone Trebbi”.

In questi luoghi mi sento a casa. Sto bene, mi sento a mio agio e perfino le toilette del cinema Odeon mi sono familiari come il bagno di casa.

In tutti questi piccoli cinema ho mangiato tanti popcorn e bevuto tanta coca cola, ho riso e ho pianto,  ho riflettuto, ho sognato e ho baciato. In questi piccoli cinema sono diventato uomo. Chiamatemi pure un nostalgico sentimentale (e avete ragione perché lo sono) ma io amo questi luoghi come casa mia.

Certo, i nuovi multisala hanno una qualità d’immagine ideale, un’acustica perfetta, un parcheggio comodissimo.. ma io penso che finché qualcuno continuerà ancora a frequentare il cinema Odeon e gli altri piccoli cinema che resistono.. ebbene.. ci sarà ancora un po’ di speranza per l’umanità.



Simone Trebbi

Mi chiamo Simone Trebbi, ho passato i 40 e sono un sognatore. I miei sogni li alimento leggendo tanto, scrivendo, andando al cinema e viaggiando. Oltre al calcio, per cui nutro un amore viscerale che mantiene vivo il bambino che sono stato, queste sono le mie grandi passioni. Scrivo prevalentemente racconti (alcuni sono stati premiati in qualche concorso o pubblicati in qualche antologia in qua e là per l’Italia) e qualche articolo legato alla mia passione infinita: il cinema. Amo viaggiare con lo zaino in spalla in giro per l’Europa usando i mezzi pubblici. Molto spesso i miei scritti li ho pensati proprio in qualche angolo sperduto del nostro continente o passeggiando nelle vie della mia amata Bologna.

In copertina collage